L’attività sismica del nostro Paese coinvolge principalmente sette macro-aree: le Alpi nord-orientali, le Alpi occidentali, l’Appennino settentrionale, l’Appennino centrale, l’Appennino meridionale, l’Arco calabro e la Sicilia e, concentrata perlopiù a una profondità di 10 km, viene definita dagli esperti “superficiale”. I terremoti tipici del territorio italiano infatti, proprio perché scaturiti nella crosta terrestre e quindi a profondità limitate, sono in grado di arrecare ingenti danni pur non manifestandosi con una magnitudo molto alta.

Qual è quindi la tipologia di interventi antisismici prescelta nella nostra Penisola? Cosa si intende per adeguamento antisismico degli edifici? E come è possibile districarsi tra i meandri delle norme relative alla valutazione della sicurezza in ambito antisismico?

Prevedere in modo puntuale gli eventi sismici o addirittura evitarli, al giorno d’oggi, è purtroppo impossibile: risulta quindi fondamentale adottare strategie efficaci per limitare i danni dei terremoti sul territorio e mitigare il rischio sismico, studiando con cura le possibili conseguenze dell’evento catastrofico su città, strade ed edifici.

In un Paese ad alto rischio sismico come l’Italia, fondamentali risultano gli interventi di adeguamento e di miglioramento sismico. Benché questi termini siano spesso utilizzati come sinonimi, in realtà vi è tra loro un’importante differenza, data in sostanza dal livello di sicurezza ottenuto in seguito all’esecuzione di uno o dell’altro intervento.

Gli interventi di adeguamento sismico mirano al raggiungimento dei livelli di sicurezza antisismica pari a quelli richiesti per edifici di nuova costruzione in base alla zona di rilevanza sismica in cui è ubicato l’edificio e devono quindi attenersi ai requisiti richiesti dalla normativa vigente, più in particolare dalle Norme tecniche delle costruzioni del 2018 e dai vari aggiornamenti.

Gli interventi di miglioramento sismico invece sono pensati per produrre un notevole incremento della sicurezza strutturale di edifici già esistenti senza necessariamente raggiungere il 100% del livello di sicurezza. Secondo quanto stabilito dalla normativa in vigore, infatti, è sufficiente che in seguito all’intervento si assista a un miglioramento effettivo delle condizioni di sicurezza dell’edificio, verificabile con una valutazione sulla sicurezza della struttura.

Norme tecniche per la costruzione e Valutazione della sicurezza

Entrate in vigore, nella loro versione aggiornata, a partire dal 22 marzo 2018, le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC) sono definite nel decreto ministeriale 17 gennaio 2018, in sostituzione al D.M. 14 gennaio 2008. Le NTC 2018 regolamentano legalmente e definiscono la progettazione di nuovi edifici e i provvedimenti relativi alle strutture esistenti sottoposte ad adeguamento antisismico. Pongono inoltre particolare attenzione sul tema del miglioramento sismico e offrono linee guida puntuali in fatto di sicurezza.

Fondamentale per scegliere con consapevolezza quale intervento effettuare, la valutazione della sicurezza è protagonista indiscussa delle NTC. Ma di cosa si tratta? La valutazione della sicurezza di una struttura esistente è definita:

Un procedimento di natura quantitativa volto a determinare l’entità delle azioni che la struttura è in grado di sostenere con il livello di sicurezza minimo richiesto dalla normativa vigente.

Sempre accompagnata da una relazione tecnica, questa valutazione è quindi di fatto un supporto prezioso per definire:

  • Se sia necessario modificare l’uso della costruzione, procedendo con un cambio di destinazione, un declassamento o l’imposizione di cautele e limiti nell’utilizzo dell’edificio.
  • Se sussista l’esigenza di incrementare, mediante interventi antisismici, la sicurezza strutturale dell’edificio.
  • Se non vi sia bisogno di intervenire.

Obbligatoria in caso di interventi strutturali di adeguamento e/o miglioramento sismico di una struttura, la valutazione della sicurezza dovrà descrivere e confrontare, in termini di rapporto tra capacità e domanda, i livelli di sicurezza pregressi e quelli raggiunti con l’esecuzione dell’intervento.

La valutazione della sicurezza risulta quindi obbligatoria? In certi casi sì, ogniqualvolta si presenti almeno una delle seguenti contingenze:

  • In caso si eseguano interventi strutturali.
  • Qualora siano state realizzate opere in assenza o difformità dal titolo abitativo, ove necessario al momento della costruzione, o in difformità alle norme tecniche per le costruzioni vigenti al momento della costruzione.
  • In caso di riduzione della capacità resistente e/o deformativa della struttura o di alcune sue parti in seguito a sostanzioso decadimento o degrado delle caratteristiche meccaniche dei materiali o a deformazioni significative dovute anche a problemi di fondazione.
  • Quando si verifichi il cambio della destinazione d’uso della struttura o di parti di essa, con variazione significativa dei carichi variabili e/o passaggio a una classe d’uso superiore.
  • In occasione dell’esecuzione di interventi non strutturali che però interagiscano anche solo parzialmente con elementi aventi funzione strutturale e che ne riducano la capacità e/o ne modifichino la rigidezza.
  • In caso di danneggiamenti dovuti ad azioni ambientali (terremoti, vento, neve, temperature), legati a uso o situazioni di funzionamento anomali, in conseguenza di eventi eccezionali (incendi, esplosioni, urti) o in caso di gravi errori di progettazione o di costruzione.

Interventi antisismici: miglioramento o adeguamento alla normativa antisismica?

Dopo aver compreso nel dettaglio quali sono i criteri in base ai quali viene effettuata la valutazione della sicurezza di un edificio, vediamo ora come vengono classificati i vari interventi antisismici che possono interessare gli immobili della nostra Penisola, perlopiù costruiti precedentemente all’introduzione della normativa antisismica e troppo spesso vulnerabili a causa di difetti strutturali e materiali di scarsa qualità.

L’adeguamento sismico, come già detto, viene effettuato su edifici esistenti con l’obiettivo di prevenire ingenti danni in caso di terremoti. Obbligatorio per i cosiddetti edifici strategici o con funzione di pubblica utilità (come ad esempio scuole, ospedali, uffici pubblici e governativi), questo tipo di intervento non coinvolge necessariamente le abitazioni private, a meno che non vengano attuate, su un edificio esistente, modifiche che alterino la struttura originaria dello stabile, la sua destinazione d’uso o il comportamento strutturale dell’edificio.
Sarà necessario effettuare un intervento di adeguamento sismico se si vuole, ad esempio, aggiungere un
piano a una casa, se viene ampliata la superficie calpestabile modificando di conseguenza il comportamento strutturale di un edificio, se muta la destinazione d’uso dell’edificio o se gli interventi programmati implicano variazioni di carico sulle fondamenta o sui piani.

Le Norme tecniche per la costruzione definiscono come interventi di miglioramento sismico tutti i lavori che hanno come scopo quello di aumentare la sicurezza di un edificio e la sua resistenza a un’azione sismica. Questa tipologia di interventi antisismici modifica il comportamento strutturale degli edifici, intervenendo su rigidezza, resistenza e duttilità e inserendo nuovi elementi strutturali.

Gli interventi locali infine vengono effettuati su porzioni circoscritte o singoli elementi dell’edificio o della struttura. Questi interventi non vanno a intaccare il comportamento strutturale dell’edificio bensì apportano migliorie rifacendosi sempre alle direttive delle NTC 2018 in fatto di sicurezza.

Sismabonus: gli interventi agevolabili

Sapevate che la maggior parte degli interventi antisismici rientra nelle agevolazioni introdotte dal Sismabonus e, in alcuni casi, nel Superbonus 110%? Chi commissionerà interventi antisismici finalizzati alla messa in sicurezza statica degli edifici o alla classificazione e alla verifica sismica degli immobili potrà quindi detrarre parte delle spese effettuate dalle imposte sui redditi.

Secondo quanto stabilito dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, gli interventi agevolabili dovranno essere portati a termine su edifici ubicati in zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) e nella zona 3.

La percentuale della detrazione d’imposta, variabile a seconda degli interventi programmati e delle classi di rischio, potrà essere ottenuta per le spese effettuate dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per gli interventi antisismici, su tetto massimo di spesa di 96.000 Euro.

Hai necessità di mettere in sicurezza un edificio o un’abitazione? Il nostro team di ingegneri specializzati nella progettazione strutturale si occupa quotidianamente di interventi locali, di miglioramento e di adeguamento sismico. Contattaci subito per una consulenza! Tramite ECTM potrai richiedere di usufruire del Sismabonus: penseremo noi al disbrigo delle pratiche burocratiche e ti forniremo un supporto costante, dalla realizzazione del progetto ai lavori in cantiere.