Sistema assai complesso, l’impianto elettrico può essere definito come l’insieme di apparecchiature elettriche, meccaniche e fisiche che servono per la trasmissione e l’utilizzo dell’energia elettrica.

Composto da cavi, conduttori e vari accessori capaci di condurre l’elettricità fin dentro le nostre case, questo delicato impianto presuppone l’esistenza di un gestore elettrico, un ente con il quale l’utente stipula un contratto di fornitura d’elettricità.

L’impianto elettrico ha quindi lo scopo di trasferire la corrente elettrica da un determinato punto di recapito a un punto di utilizzazione; per un’abitazione ad esempio verrà progettato un impianto a uso civile, capace di trasportare la corrente dal contatore ai punti luce, alle prese e agli utilizzatori fissi della casa.

Se usurato, mal progettato, sottodimensionato o privo dei requisiti imposti dalla normativa vigente in materia di sicurezza e manutenzione, l’impianto elettrico potrebbe diventare fonte di pericolo per oggetti e persone. La sicurezza di un edificio infatti, qualunque sia la sua destinazione d’uso, dipende in gran parte dalle condizioni degli impianti presenti al suo interno: forse non tutti sanno che il malfunzionamento dovuto a cause elettriche, spesso causa di incendi, gravi incidenti ed esplosioni, è uno dei primi fattori di rischio per incidenti domestici e condominiali nel nostro Paese.

Quali sono, quindi, i requisiti fondamentali di un impianto costruito a regola d’arte? E quale può essere il costo di un impianto elettrico a norma? Scopriamo insieme gli elementi di cui si compone un impianto, i riferimenti normativi che ne regolano la realizzazione e gli incentivi fiscali che includono la messa a norma degli impianti elettrici.

I principali elementi di un impianto elettrico: l’importanza di messa a terra e magnetotermico differenziale

Disciplinati da norme stringenti fondamentali per la sicurezza, gli impianti elettrici sono i protagonisti indiscussi del comfort abitativo; capace di alimentare moltissime funzioni, l’impianto trasporta corrente elettrica per il funzionamento di illuminazione, punti luce, elettrodomestici, prese elettriche, riscaldamento, condizionamento dell’aria e molto altro ancora. Ma da cosa sono composti gli impianti elettrici in ambito domestico? Un impianto elettrico progettato a regola d’arte sarà composto dai seguenti elementi costitutivi:

  • Il contatore: di proprietà del gestore della rete elettrica e installato da quest’ultimo, il contatore si colloca nell’unità immobiliare oppure nel locale contatori del condominio. Spesso dotato di un display elettrico, ha lo scopo di registrare i consumi.
  • Il quadro elettrico: collegato al contatore, il quadro elettrico o quadro di distribuzione si trova nell’unità immobiliare ed è adibito alla distribuzione dell’energia elettrica. Funzionale per alimentare o scollegare le linee di cui è composto l’impianto, è formato da interruttore generale, magnetotermico differenziale e interruttori delle diverse linee elettriche.
  • Linee elettriche: suddividono i carichi in modo da non sovraccaricare un singolo tratto di conduttore. Ogni linea ha il suo interruttore al quadro, in modo da poter sezionare i carichi e disattivare, quando necessario, solo la linea che riscontra anomalie. Negli impianti elettrici residenziali solitamente troviamo almeno una suddivisione relativa a punti luce e punti forza motrice.
  • Cavi elettrici: composti generalmente da rame e specifiche guaine isolanti, i cavi consentono all’elettricità di raggiungere ogni area della casa.
  • Cassette di derivazione: hanno lo scopo di ospitare i collegamenti che permettono di derivare le linee di utenza dalle dorsali.
  • Punti luce: costituiscono tutti i punti in cui è posizionato un utilizzatore per illuminazione.
  • Punti FM: costituiscono tutti i punti in cui è presente una presa o un collegamento diretto a un utilizzatore generico.
  • Frutti: interruttori, prese e pulsanti.

Fondamentale per mettere a norma e rendere sicuro un impianto elettrico è infine il magnetotermico differenziale.

Altrimenti noto come salvavita, questo prezioso dispositivo regola il cosiddetto “impianto di messa a terra” e protegge le persone dai contatti indiretti, ossia i guasti verso terra.

Il magnetotermico differenziale rileva un aumento sospetto di elettricità, provoca quindi un’interruzione improvvisa di corrente e viene utilizzato per proteggere i circuiti elettrici da guasti dovuti a cortocircuito (provocato dal deterioramento degli isolamenti dei conduttori e dal conseguente contatto tra le parti attive) e sovraccarico (flussi di corrente superiore rispetto a quella per la quale il circuito è stato dimensionato) evitando surriscaldamenti delle linee elettriche, incendi e altre problematiche.

Stabilendo un contatto elettrico efficiente con il terreno, questa funzione conduce a terra le correnti elettriche. Dotato di un pulsante di test, contrassegnato appunto dalla lettera “T”, il salvavita deve essere testato almeno una volta al mese dall’utente.

La normativa per la progettazione, la realizzazione e la manutenzione degli impianti elettrici

La progettazione e la realizzazione di un impianto elettrico a norma di legge prevede uno studio attento e puntuale della normativa che, nel corso del tempo, ha regolamentato il rifacimento degli impianti. Ma quali sono le principali norme che ci garantiscono una corretta esecuzione dei suddetti impianti? Diamo uno sguardo ai riferimenti normativi che, negli anni, hanno dettato legge in fatto di impianti elettrici.

  • Legge n. 186 del 1° marzo 1968: contiene disposizioni riguardanti la produzione di materiali, apparecchiature, macchinari, installazioni e impianti elettrici ed elettronici.
  • Legge n. 46 del 5 marzo 1990: contiene le Norme per la sicurezza degli impianti. Proprio per questo viene fatta una distinzione tra gli immobili edificati prima e dopo il 1990, quindi prima dell’entrata in vigore di questa legge contenente i requisiti minimi per la sicurezza degli impianti elettrici.
  • DM n.37 del 22 gennaio 2008: impone l’obbligo di progettazione di un impianto elettrico per installazione, trasformazione e ampliamento, e contiene il regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici.

È proprio il DM n.37, a tutti noto come DM 37/08, ad aggiornare e in parte abrogare il precedente impianto legislativo e a stabilire (all’articolo 6) che le responsabili della corretta esecuzione degli impianti elettrici sono proprio le imprese che li realizzano.

Fondamentale perché un impianto elettrico sia considerato a norma è poi la Dichiarazione di Conformità alla regola dell’arte, meglio nota come DICO. Questo importante documento, regolamentato dall’articolo 7 del DM 37/08, viene rilasciato dalla ditta installatrice al termine dei lavori per garantire che l’impianto sia stato realizzato secondo la normativa tecnica vigente.

Certificando l’impianto elettrico quindi l’installatore dichiara che la realizzazione dell’opera è stata portata a termine secondo precise regole tecniche, in conformità con la normativa vigente e con le norme dell’UNI, del CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) o di altri Enti di normalizzazione appartenenti agli Stati membri dell’Unione europea (o che sono parti contraenti dell’accordo sullo spazio economico europeo).

Cosa accade dunque se l’impianto da mettere a norma è privo di Dichiarazione di Conformità? In questo caso sarà necessario richiedere una Dichiarazione di Rispondenza, conosciuta anche come DIRI. Questo documento andrà a sostituire la DICO per gli impianti progettati e installati tra il 13 marzo 1990 (giorno dell’entrata in vigore della Legge 46/90) e il 27 marzo 2008 (data dell’entrata in vigore del DM 37/08). In alternativa, per edifici la cui progettazione non rientri in questo lasso temporale, sarà possibile rifarsi alla legge n. 186 del 1° marzo 1968.

Il costo di un impianto elettrico a norma e le agevolazioni fiscali

Il costo di un impianto elettrico a norma dipende da molti fattori: dalla potenza dell’impianto da realizzare, dalle dimensioni dello stesso, sempre proporzionali a quelle degli ambienti serviti dalla rete elettrica, dal numero e dalla tipologia di punti luce, prese e apparecchiature da installare. La messa a norma di un impianto elettrico, considerata a tutti gli effetti un intervento di manutenzione straordinaria, può essere poi portata a termine su un impianto esistente o su alcune delle sue parti. In altri casi invece sarà conveniente progettare un impianto ex novo, valutando la scelta di sistemi impiantistici innovativi, come ad esempio quelli domotici.

Definire nel dettaglio quanto costa rifare un impianto elettrico, lo avrete capito, non è affatto semplice poiché richiede un attento studio preliminare delle condizioni dell’impianto interessato.

Adeguare un impianto elettrico alla normativa vigente non vuol dire attenersi meramente alla regola tecnica, ma anche rispettare determinati livelli di prestazione. Per gli impianti industriali, ad esempio, i livelli prestazionali sono stati stabiliti da tempo, mentre invece per gli impianti elettrici ad uso civile specifici livelli in fatto di prestazione sono stati imposti dalla nuova CEI 64-08 (aggiornamento 8.1). Secondo la Norma CEI 64-08 infatti gli impianti elettrici residenziali possono essere classificati secondo tre differenti livelli: livello 1, definito “base”, il livello 2 detto “standard” e il terzo livello “domotico”.

Quel che è certo è che la messa a norma di un impianto elettrico, oltre a fornire i requisiti di sicurezza necessari per vivere in serenità un’abitazione, offre una sostanziale rivalutazione dell’edificio e notevoli risparmi energetici ed economici sul lungo termine; a questo proposito vi invitiamo a leggere il nostro approfondimento intitolato “Guida al rifacimento dell’impianto elettrico”, un’analisi dettagliata di costi, interventi e tecniche concernenti la progettazione e il ripristino degli impianti elettrici.

A proposito di costi: avreste mai immaginato di poter approfittare delle agevolazioni fiscali in ambito edilizio per mettere a norma l’impianto elettrico della vostra abitazione? Rendere un impianto efficiente e sicuro non sarà un problema grazie al Bonus Ristrutturazioni che include, tra i tanti interventi di ristrutturazione edilizia agevolati, anche la messa a norma degli impianti elettrici. Grazie a questo conveniente incentivo potrete ottenere una detrazione sull’imposta Irpef del 50% sulle spese sostenute per il rifacimento dell’impianto elettrico fino al 31 dicembre 2021, per una spesa massima di 96.000 Euro. La detrazione verrà suddivisa in cinque quote annuali di uguale importo e l’incentivo fiscale coprirà i costi di progettazione e realizzazione dell’impianto, oltre che le relative imposte.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: solo un team competente e abilitato a questo tipo di interventi potrà rispondere in maniera esaustiva a tutti i vostri dubbi! Proprio per questo vi invitiamo a contattarci immediatamente per una consulenza. Noi di ECTM sapremo guidarvi tra i meandri della burocrazia per capire se il vostro immobile abbia o meno i requisiti per usufruire delle detrazioni edilizie attualmente in vigore. La nostra squadra di installatori, manutentori e progettisti specializzati nella realizzazione, nella certificazione e nella manutenzione di impianti elettrici saprà soddisfare ogni vostra esigenza senza mai perdere di vista la sicurezza, l’efficienza energetica e il risparmio.